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Tutto il mio folle amore
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È meritevole questo film, perché capovolge la prospettiva. Vincent, un ragazzo autistico, incontra il padre naturale che si presenta a lui dopo 16 anni di vita. Quella sorpresa non gli lascia un attimo di esitazione, lo sceglie.. : qualcosa si mette in viaggio…non solo per i Balcani, ma per una traccia in cui Vincent si muove, perché incontra un Altro (un padre) che gli si rivolge come soggetto, come figlio in una logica differente da quella tenuta nella famiglia che l’ha cresciuto.

Attraverso il “viaggio” con il padre, Vincent fa esperienza di un Altro differente, non fagocitante né eccessivamente protettivo, e con lui può così assaggiare quel po’ di mondo che lo attrae, che gli piace.

Nel film emergono senza mezzi termini le stereotipie, le rigidità, gli incollamenti di tutti gli altri personaggi, la bolla in cui ognuno cerca rifugio, come a dire che un certo autismo riguarda ciascuno. I toni delicati, un’ ironia intelligente e leggera, l’articolazione inattesa del filo narrativo, fanno sì che questo film non sia la fotografia di una condizione sociale, di una rivendicazione politically correct, come troppo spesso ascoltiamo nei media quando si (o c’è..) “tratta di fragilità”, ma piuttosto sia il racconto di una storia, in cui ognuno ha la sua parte.

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