Tempo per la lettura: 5 minuti
Carteggio per l’anniversario de “La terza” di Lacan a Roma
lacan-la-troisieme-JAM-Lalangue-HD-500×500-c-default (1)

pubblicato in https://www.slp-cf.it/eventi/lacan-a-roma-50-anni-dopo/

1 novembre 1974 – 1 novembre 2025

23 ottobre 2025

Veronica Rinaldo
Segreteria ai giovani,
Membro SLPcf e AMP

Era il 1° novembre 1974, tredici anni prima della mia nascita, ma ciò non mi impedisce di dire qualcosa di quel passaggio che mi ha preceduto e che ha lasciato delle tracce.
La scommessa che qualcosa di quell’eredità venga trasmessa alle nuove generazioni credo che abbia al suo cuore quello che qualche anno più tardi Lacan chiamerà il balbett-ìo (prima nell’intervento a Lille, poi in “Le Malentendu”). Qualcosa che preserva il posto dell’impossibile e dunque del reale, che in La terza egli indica saldamente: ciò che si mette di traverso sulla carreggiata del discorso del padrone che vorrebbe “far andare le cose al passo di tutti quanti”, scopo delle società piuttosto che della Scuola. Scuola che è tale, aggiunge, perché vi insegnava qualcosa. È proprio quel “mettersi di traverso” che sostiene il movimento, un po’ come la casella vuota del gioco del quindici; vuol dire collocare al suo posto l’impossibile, cioè a livello della struttura e della singolarità. Mi chiedo se è cambiata la modalità di leggere il posto dell’impossibile, dal tempo di “La terza”, in cui lei era giovane, al tempo attuale, e se questo abbia un’incidenza sul rinnovamento dell’insegnamento della psicoanalisi. Lacan confidava nei giovani proprio per il rinnovamento della psicoanalisi e Miller mette a causa dell’attuazione della “Nuova politica per i giovani” proprio la “tendenza al mancato rinnovamento” nelle Scuole. Mi pongo la questione nella cornice: “l’insegnamento della psicoanalisi si rinnova confrontandosi con il suo impossibile, è una constatazione” (Lacan pour Vincennes, 22.10.78)

***

23 ottobre 2025

Marco Focchi
Membro AME della SLPcf e AMP

È cambiato il posto dell’impossibile dal tempo di La terza? Direi di sì. Nel 1974 sentivamo ancora la grande onda dei movimenti del ’68, che avevano rovesciato tutti gli schemi di pensiero del liberismo. Se il ’68 non è stato una rivoluzione con un esito politico, è stato tuttavia un momento che ha rivoluzionato il modo di vivere e di rapportarsi tra le persone. Non venivano messe in discussione solo le istituzioni, i rapporti di potere, il posto dell’autorità. Erano toccati i rapporti intimi, i legami famigliari tra genitori e figli, le relazioni tra i sessi. Nell’Italia democristiana di allora l’impossibile passava attraverso il filtro di una moralità, o di un moralismo con cui, a favore o contro, bisognava fare i conti. Lo sbarramento era molto più proiettato dalle figure di autorità patriarcale, ed eravamo nel pieno della seconda ondata femminista. Cos’è l’impossibile oggi? Oggi non è tanto questione di liberazione (anche se sembra di andare alla deriva di una democrazia illiberale). La difficoltà consiste piuttosto nel ritrovare ruoli per interpretare la relazione tra i sessi, difficoltà che si manifesta nel grande spazio che nella cronaca hanno preso i femminicidi. È l’angolo, credo, da cui dobbiamo pensare oggi il lacaniano “non c’è rapporto sessuale”.

***

Veronica Rinaldo, 24 ottobre 2025

Nell’attualità, il binomio moralismo/moralità degli anni 70 ha lasciato il posto alla morale sadiana, e lo sbarramento si è rotto come è ben leggibile nell’ “Io sono ciò che dico”. L’impossibile del “non c’è rapporto sessuale” oggi, ci porta a considerare, come lei scrive, una difficoltà nel maneggiamento dei sembianti, che inevitabilmente fa traballare la commedia tra i sessi per aprire sulla tragedia. Forse è anche per questo che siamo nell’epoca dell’angoscia, quell’angoscia che Lacan riprende in “La terza” a proposito del sintomo e del corpo. Lì parla anche della parola d’amore. Mi chiedo se la supplenza dell’amore al “non c’è rapporto sessuale” sia sempre più sbarazzata dal gadget, che facendo da tappo piuttosto che da velo all’impossibile, non sostiene il movimento nel soggetto contemporaneo, esponendolo piuttosto a delle cadute violente. Siamo forse arrivati a quello che Lacan in quel suo terzo passaggio a Roma indicava come essere animati dai gadgets? Credo che il lavoro verso il prossimo congresso AMP 2026 “Non c’è rapporto sessuale” possa aprire versanti interessanti per leggere questa cifra dell’attualità nell’insegnamento e nella pratica della psicoanalisi.

***

Marco Focchi, 24 ottobre 2025

Il movimento di un’analisi parte generalmente dalla tragedia per virare alla commedia. La grande Commedia umana, quella descritta da Balzac, da Papa Goriot a Illusioni perdute, è fatta di un consumarsi delle parvenze sotto le quali si presenta, come sola sostanza solida, il denaro. I gadget certo, a partire dall’epoca del consumismo anni ’50 e ’60, hanno occupato molto spazio. I gadget sono tuttavia oggetti transferali piegati dalla logica capitalista alla quantificazione del prezzo e immessi nel circuito del valore di scambio. L’amore come supplenza dell’assenza di rapporto sessuale è invece l’elezione dell’inestimabile. Per questo Lacan dice che il capitalismo non gli fa posto. Dove tutto è scambiabile e dove tutto deve essere saturato di oggetti, non c’è posto per la mancanza che l’amore presuppone. L’amore è essenzialmente povero. Angelica, corteggiata da tutti i più forti cavalieri, da tutti i potenti del campo cristiano e saraceno, da re a capo di regni e possessori di palazzi, non si innamora forse di un povero fante saraceno debole, ferito, bisognoso di soccorso? La ferita del suo cuore non si apre tanto più quanto più cura quelle del corpo di Medoro? Non siamo in un’epoca che ci inviti all’ottimismo, ma l’estinzione dell’amore sotto il peso dei gadget è un orizzonte che ancora non si affaccia al nostro sguardo.

***

Veronica Rinaldo, 28 ottobre 2025

Sono d’accordo con lei che non è in campo l’estinzione dell’amore, anche se, proprio per la logica del discorso capitalista che non fa posto alla mancanza, direi che vi si trova piuttosto sotto scacco. In questo panorama alla deriva, la psicoanalisi offre un’esperienza che fa punto di resistenza, un’analisi “si mette di traverso” aprendo a ciò che di più inedito e singolare può trovare un soggetto. In “Una fantasia” Miller, riprendendo il Seminario XXI di Lacan, scrive che ciò che fa ex-sistere l’inconscio come sapere è l’amore, grazie a un atto di fiducia singolare in ciò che è messo in questione dall’operazione stessa dall’analisi. Forse che è anche la scommessa della psicoanalisi, nell’epoca dei nuovi gadgets? Di trovare un saper leggere in altro modo i testi di Lacan per rinnovarsi all’attualità, seguendo la direzione che ci indica in La terza: “Fate come me, non imitatemi”. Trovo che questo terzo passaggio in Italia del 1974, risuoni nel 2025 prendendo ritmi e note che valgono lo sforzo e il gusto di interrogarsi ancora e a diversi.
Confidando per ciò nel lavoro nella Scuola e nell’intero campo freudiano, la ringrazio per questo dialogo.

***

Marco Focchi, 29 ottobre 2025

Il terzo passaggio di Lacan in Italia nel 1974 risuona, direi, con la terza partenza del movimento lacaniano in Italia. Il primo tentativo fu negli anni ’70 con il tripode, che si bloccò, il secondo negli anni ’80 con l’intercartelli, che s’impantanò, il terzo, che funzionò, fu negli anni ’90 con il GISEP. Gli anni Novanta furono anche denominati la decade del cervello. Le neuroscienze erano in crescita, forti delle tecniche di neuroimaging. Veniva propalata l’idea che la meccanica neurale avrebbe risolto tutti i disturbi mentali e avrebbe riassorbito la psicoanalisi nelle proprie spire voraci. Il decennio delle neuroscienza si rivelò in realtà un fallimento. La psicoanalisi è ancora qui, ed è più necessaria che mai. Perché il progetto di risolvere tutto passando per la neurobiologia fu un fallimento? Perché l’amore non dipende dall’ossitocina. Nella frase che lei cita: ciò che fa ex-sistere l’inconscio è l’amore, l’accento va messo sul trattino. Non potremmo dire ciò che fa esistere ecc. perché l’inconscio non esiste (in senso ontologico), ma sussiste in un non-luogo (non è una res extensa) come effetto di una scelta. E poiché il problema della scelta, come hanno dimostrato Alonzo Church e Alan Turing, non ha una soluzione algoritmica, la scelta elegge ciò che ama, l’insondabile decisione dell’essere non è mossa da un calcolo ma dall’amore. È questo anche il margine invalicabile dall’intelligenza artificiale, che funziona, e molto bene, in base a un gigantesco calcolo probabilistico. Diciamo però che l’amore si rivolge piuttosto al raro, all’unico, all’estremamente improbabile. È per difendere questo prezioso limite dell’illogico, dell’incerto, del sorprendente, di ciò che fa il sale della vita, che la psicoanalisi è oggi più necessaria che mai.

Inizia la chat
1
Salve, può scrivere qui la sua richiesta